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L’Ansia è una reazione affettiva caratterizzata da vissuti di inquietudine, insicurezza, disagio psichico e fisico, che si sviluppa di fronte a situazioni di stress, e in particolare in condizioni di allarme di fronte alla minaccia di pericoli reali o simbolici.

Da un punto di vista fenomenico l’esperienza dell’ansia è costituita da uno stato di attesa apprensiva, con anticipazione di eventi negativi mal definiti verso i quali il soggetto si sente indifeso e impotente. In condizioni normali, l’ansia costituisce una reazione di difesa dell’organismo ( correlata all’istinto di conservazione), volta ad anticipare la percezione del pericolo prima che questo sia chiaramente identificato. Essa è accompagnata da un aumento della vigilanza e dell’attivazione di tutta una serie di meccanismi fisiologici che predispongono l’organismo alla difesa o alla fuga.

L’ansia, quindi, in condizioni normali è un ottimo sistema di allarme fisiologico utile alla sopravvivenza della specie.

Quando questo meccanismo di difesa è mal regolato, l’ansia diviene una risposta sproporzionata o irrealistica a preoccupazioni relative all’esistenza o all’ambiente ed assume la connotazione di un vero disturbo mentale. In questo caso anziché favorire l’adattamento della persona all’ambiente lo peggiora e diviene necessario un intervento terapeutico.

L’ansia è patologica nel momento in cui risulta sproporzionata all’evento scatenante o quando si manifesta in assenza di motivi apparenti o quando si protrae nel tempo, ed è di intensità tale da interferire con il funzionamento normale dell’individuo. L’ansia ha una componente psichica ( senso soggettivo di apprensione, inquietudine, difficoltà di concentrazione, ruminazione, insicurezza, attesa penosa), una neurovegetativa (sudorazione,tachicardia, nodo alla gola, senso di soffocamento, vertigini, tremori, disturbi digestivi) e una motoria (tensione, irrequietezza, agitazione, a volte paralisi motoria).

Risulta doveroso effettuare una distinzione tra ansia e paura e tra ansia e angoscia.

L’ansia si distingue dalla paura poiché implica un senso di attesa per un pericolo futuro e indefinito e al contempo un senso di inadeguatezza alla situazione, mentre la paura è uno stato emotivo per un pericolo reale, esterno e coscientemente riconosciuto.

Un’altra distinzione che viene fatta in ambito clinico è quello tra ansia e angoscia. L’angoscia, rispetto all’ansia, è un vissuto emotivo disforico di malessere profondo caratterizzato da intensi fenomeni neurovegetativi determinato dal timore di un pericolo imprecisato e imminente di fronte al quale ci si sente disarmati e impotenti.

Risulta inoltre necessario distinguere tra:

Ansia Normale: E’ l’ansia che una persona normalmente può vivere nella vita di tutti giorni è una manifestazione naturale vitale e comune a tutte le persone che può scaturire da differenti fattori, come ad esempio da esperienze di separazione e di lutto o dalla presa di coscienza di caratteristiche di limitazione, cambiamento, e non onnipotenza della condizione umana. Questo tipo di ansia viene in genere controllata dalla persona “non disturbata” che ne fa un buon uso per stimolare il pensiero e l’azione costruttiva.

Perls afferma che questo tipo di ansia, da lui chiamata “oggettiva”, presuppone una struttura dell’Io stabile e funzionante, e ci motiva a superare gli ostacoli e ci stimola a ricercare una spiegazione al nostro vissuto favorendo in tal senso l’integrazione della personalità, l’adattamento all’ambiente e a prestare attenzione alla situazione presente e contestuale, in altre parole un buon principio di realtà.

Ansia patologica: Può essere contraddistinta da un vissuto di minaccia più o meno imminente e reale di disintegrazione , di annichilimento psichico, di instabilità profonda, di totale isolamento e castigo. Secondo Perls questo tipo di ansia non ci permette di stare nel presente, nel qui ed ora, e ci proietta nel “lì ed allora”.

Il criterio per distinguere l’ansia oggettiva da quella patologica è quello di valutare la tolleranza dell’individuo. La patologia subentra quando rende l’individuo incapace di difendersi.

Freud utilizzò il termine “psiconevrosi” per far riferimento ad una condizione individuabile in 4 differenti configurazioni cliniche( nevrosi d’ansia, l’isteria d’angoscia, la nevrosi ossessivo-compulsiva e l’isteria). Il termine aveva una connotazione descrittiva (per indicare un sintomo assai doloroso presente in un individuo in cui l’esame di realtà non è compromesso), sia con l’intenzione di indicare la presenza di un preciso processo etiopatogenetico (conflitti inconsci in grado di generare ansia e di condizionare l’impiego maladattativo di alcuni meccanismi di difesa, a cui si collega lo sviluppo dei sintomi).

La nevrosi d’ansia fa riferimento ad un disturbo più o meno strutturato nel quale l’ansia è il sintomo predominante. Essa si può descrivere come un disturbo caratterizzato da reazioni di apprensione e paura più o meno diffuse o croniche, con episodi acuti e ricorrenti durante i quali il soggetto è spaventato, si sente sicuro e impotente e presenta sintomi neurovegetativi molteplici. Tra une reazione acuta e l’altra il soggetto può essere relativamente asintomatico o presentare, in maniera persistente, uno o più componenti caratteristici del disturbo.

La nevrosi d’ansia si può manifestare in maniera

  • Cronica: Si contraddistingue da disordini psichici, disturbi corporei , quantitativamente minori all’ansia acuta ma con caratteristiche qualitativamente simili.

  • Acuta: caratterizzata da intense manifestazioni corporee come tachicardia, respiro spezzato, nodo alla gola, tremori ed un vissuto psicologico caratterizzato da un sentimento di catastrofe imminente, disperazione, compromissione delle funzioni cognitive e comportamentali.

Lo stato di ansia può iniziare in maniera graduale con vissuti generici di tensione, inquietudine, sconforto e disagio, oppure in maniera repentina e quindi con eclatanti manifestazioni di ansia acuta, a volte senza che esista una plausibile spiegazione a uno specifico fattore scatenante; altre volte come conseguenza di qualche evento personale o ambientale che lo scatena (lutto, abbandono,fallimento). I principali sintomi psicologici della nevrosi d’ansia sono la paura di svenire, di non farcela, di morire, di impazzire, di fare qualcosa di incontrollabile, che succeda, a sé o ad altri, qualcosa di catastrofico. Altri sintomi sono la sensazione di impotenza, di disintegrazione del sé, di perdita di significato, di annichilimento, di solitudine, accompagnati, a volte, da vissuti di depersonalizzazione e di derealizzazione.

I sintomi dell’ansia risultano presenti in molti disturbi psicopatologici e sul piano tassonomico, nella psicopatologia contemporanea essi vengono inquadrati nelle seguenti categorie:

  • Disturbo d’ansia generalizzata: Caratterizzata da una apprensività persistente, non collegata a uno specifico stimolo. Sfuma in un ansia di tratto nelle personalità ansiose;

  • Disturbo ossessivo-compulsivo: Caratterizzato da pensieri e immagini persistenti e da comportamenti ripetitivi ( per es., lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali.

  • Disturbo post-traumatico da stress: Caratterizzata da un evento traumatico che ha implicato morte o gravi lesioni.

  • Disturbo di Attacchi di panico: inteso come fenomeno parossistico, intenso, di breve durata, in cui il senso di pericolo è immanente, con imponenti sintomi vegetativi (respiro corto, affannoso, perdita di forze, vertigini, senso di mancamento).

Fonte: https://www.psicologionline.net/articoli-psicologia/articoli-ansia-depressione/1785-i-disturbi-d-ansia

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